~.emMO.~

qualcosa di mio, per ricordarmelo, per raccontartelo

…sempre contenti per chi torna…

Aotearoa è terra di pionieri e d’avventura.
Pertanto, se in un 14 luglio qualunque imboccando un dolce sentiero nel bosco ne vedete spuntare due ragazzoni biondi, armati di machete, circondati da cani e con uno strano zainetto sulle spalle… wait! quello zaino sta sanguinando!… ehmm, è comunque un modo come un altro per portare un cinghiale…
Beh, se imboccate quel sentiero per le cascate del Whangamata river, non pensate di trovarvi i chioschi dei gelatai!
Dovreste anzi tener presente che portare una moglie professionista dell’abbronzatura a guadare un fiume nell’inverno neoZelandese potrebbe presentare qualche difficoltà.
Dunque, quando nella situazione sopra descritta il nostro sentiero finì dentro il greto del fiume per riprendere oltre, ho spolverato il mio sorriso migliore, mi sono tolto scarpe e calzetti, rimboccato i pantaloni ed ho traghettato dall’altra parte i nostri zaini. L’acqua intorno ai 7 gradi è tutto sommato anche piacevole per la circolazione delle gambe, è la crisi isterica di mia moglie sull’altra sponda che mi ha preso un po’ in contropiede. Armato della pazienza di un santo, ed incurante del fatto che iniziavo a non sentire più i piedi, ho preso per mano mia moglie e pianin pianino sono riuscito a convincerla ad effettuare il guado.

A quel punto mi son detto: “e’ fatta!”. Povero illuso…

Non tenevo conto che per i kiwi attraversare il fiume solo una volta non è considerato abbastanza avventuroso: se vuoi andare da un punto A ad un punto B divisi da un fiume, tale fiume va attraversato a zig zag almeno 4 volte. E così è stato. Fortunatamente qualcosa nella mente di Federica è scattato e dopo la terza o quarta volta il guado è diventato poco più che un leggero fastidio, direi anzi che ha cominciato a piacerle. In tutto questo io ho preso un po’ troppa confidenza con il Whangamata river e, pensando di riusciure ad attraversarlo saltellando sui sassi come uno stambecco, ci sono finito dentro. Niente di grave comunque, se escludiamo che sbattendo la fede (intendo l’anello, non mia moglie) su un sasso ora sembra che il mio unico anello riporti delle scritte nella lingua di Mordor (d’altronde un must per un viaggio in NZ). Al nostro ritorno, nell’uggioso pomeriggio, Petra (ricordate l’immigrata tedesca?) non ha fatto caso allo squish squash proveniente dalle mie scarpe ed anzi ci ha accolto con un caloroso:

“Siete tornati! Siamo sempre contenti quando qualcuno ritorna!”

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