…poligamia…
oggi ho caricato la Moglie sulla Bandit
non hanno litigato, e io che mi ero figurato chissà quali scenate di gelosia
bene, la prima pietra dell’harem è stata posta
oggi ho caricato la Moglie sulla Bandit
non hanno litigato, e io che mi ero figurato chissà quali scenate di gelosia
bene, la prima pietra dell’harem è stata posta
Ogni tanto è il caso di fermarsi a pensare.
Ogni tanto è il caso a fermarti e a farti pensare.
Capita poi che pensare possa essere sinonimo di riflettere.
Succede infine di riflettersi in uno specchio di cristallo liquido in formato sedicinoni.
Tutto sommato, non è strano avere 35 anni una moglie e nessun figlio. 35 anni alle spalle e qualche altro davanti, alcuni probabili, altri meno. 35 anni di progetti abbozzati sulle nuvole e sogni di avventure che…
Perchè i sogni, ricordati a occhi aperti, sono sempre anacoluti.
Siamo abituati a vedere la vita andare avanti; perchè la vita, maledetta, avanti ci va davvero. Inesorabile trascina nel tempo ogni cosa, forzandoci a una visione ternaria e bidimensionale di prima e dopo separati da un effimero adesso.
Per fortuna o per grazia, esiste l’astrazione che ci può sollevare dal piano dell’esistenza; verso un punto di vista elevato dal quale si può riconsiderare il tutto.
Da lassù l’arazzo è bello perchè il filo della tua vita è intrecciato a mille altri.
Ieri sera ho visto UP! della Pixar. Che bello.
Per i primi 10 minuti è consigliabile tenere a portata di mano una scatola di fazzoletti.
Fatemi capire bene.
Morgan non può andare a San Remo a cantare e sublimare nell’arte il suo mal di vivere perchè fuma crack.
In compenso qualunque scimmia pippata di coca se ne può stare tranquillamente a far finta di governare il paese degli ipocriti bigotti.
In effetti tutto questo ora ha più senso.
Un senso lisergico senza dubbio.
Chissà se Lucy in the Sky with Diamonds l’avrebbero fatta cantare…
Nella città delle osterie arrivarono gli inglesi coi loro pub, ottenendo che nè pub nè osterie fossero più ciò che erano un tempo. Quando si dice l’integrazione.
In questa piccola città da almeno quindic’anni, ma c’è chi giura almeno venti, la notte di Natale era una gran festa. C’era la messa di mezzanotte, per molti ma non per tutti, che portava un sacco di gente, amici che magari non si incontravano altrimenti, a voler brindare tutti insieme fino a mattina presto.
E’ sempre tardi dopo che han suonato le campane, almeno l’una se il prete è stato clemente dal pulpito. Poi baci, abbracci e auguri che lascian quell’arsura lenibile soltanto dal buon orzo fermentato.
Dunque tutti a cincinnare boccaloni! E guai a lesinare i dollaroni! La Notte è festa e va celebrata.
Fino a quel giorno lì, quello in cui vedi alcuni banchi vuoti, che senti quello vestito di bianco che parla senza dir nulla. Quel giorno maledetto in cui la macchina si ferma davanti alla serranda abbassata, luci spente, pioggia e silenzio.
Dice che Franco e Katy sono in sudamerica, che hanno ereditato e venduto. Dice che qualcuno ha comprato il locale, che gente nuova è arrivata ma vestita troppo bene. Dice che boh…
La pioggia battente non spaventa, c’è ancora voglia di festa, ma poi chiama quello che il Malto&Luppolo è spento, che SucchiD’uvaDall’Italia è serrato, Re Artù non ha voglia di servire e insomma, ne restano un paio, giusto il VecchioPonte e il CapitaleDiCuba ma oramai di posto non ce n’è. Chi è dentro è dentro stipato e si lamenta, chi è fuori è fuori bagnato e si lamenta.
Ma è questo il modo di fare a modo!?
Parli parli di tradizioni, di italiani, di brava gente, di radici e grandi spiriti. Poi non sai cosa dire per colpire ancora il cuore, almeno una volta l’anno. Non sai cantare, non emozioni, ti attacchi a patacchi senza senso.
E parli parli ancora, di crisi, di poco lavoro, dell’economia che non tira. Poi lasci la gente a casa, delusa, col porcellino rotto stipato in tasca che finirà altrove che non nella tua brocca.
Regaz, poche pippe, il Comedor non c’è più e, per alcuni di noi, se n’è andato con la nostra gioventù. Gli altri non so, forse tra un po’ si accorgeranno che Bologna è cambiata.
Oggi m’è capitato di sentire questa frase:
Mi ha chiamato l’asilo, dice che il bimbo ha inciampato e ha un livido perchè ha battuto la testa su una sbarra di legno! Stasera certamente mi lamenterò dicendo che quella barra è pericolosa e va’ subito rimossa!
Scandalo, orrore, raccapriccio!
Ora, io non sono padre e certamente non posso capire le ansie genitoriali, ma secondo la su descritta logica perversa quando uno sbatte contro una porta la farà rimuovere, se prende contro ad un parapetto lo farà rimuovere, se scivola da una scala la farà rimuovere… pfff troppo lavoro accidenti, capisco che così si aumenti il PIL, ma se invece giocassimo d’anticipo rimuovendoti direttamente il cervello dal cranio?
E credimi, dolce schiuma di brodo primordiale, sarebbe meglio così che vivere in una casa vuota, tonda, gommosa magari al 5° piano senza scale e senza finestre, guidare un’auto senza portiere che possano chiudersi sulle nostre fragili dita, e in buie città senza lampioni, perchè accidenti è proprio spiacevole sbatterci contro mentre si legge il giornale passeggiando.
Poi uno si chiede qual’è la base cui i partiti politici fanno riferimento…
controllo il router, si la mia connettività is still alive.
guardo il calendario per assicurarmi di aver letto bene, si è ancora il 21esimo secolo.
e allora perchè questa mail ci mette tanto ad arrivare? di certo mi staranno inviando informazioni preziosissime, in quantità tale da incrinare il funzionamento di un datacenter di medie dimensioni. e io, notoriamente, sono depositario della saggezza utile a gestirle.
MA NO! Dannato il mio ottimismo, la verità è sempre più semplice. Qualche sregolato genio del male ha ben pensato di inviarmi (a me e a chissà quanti altri) un solo fottuto volantino allegato in formato TIF. Più di 10 MB per una sola, orribile, inutile pagina a prevalenza di bianco.
Naturalmente caro il mio nemico, tu non conosci l’esistenza del formato JPG, il tuo separatore di orecchie non ti suggerisce che le stesse informazioni potevi scriverle nel corpo della mail, non leggi i giornali e quindi non sai che l’italia ha la banda larga quanto un cammello dopo esser passato dalla cruna dell’ago.
Nonostante questo, qualcuno ti ha raccontato che sei un uomo libero, libero di comprare tutto quello che vuoi e di farci quello che vuoi, nei semplici limiti imposti dal copyright. Sei libero di fare tutto quello che vuoi, purchè tu lo faccia come lo farebbe una scimmia ammaestrata. E allora dai a usare il computer che tanto fa tutto lui!
No caro il mio decerebrato mittente, no, tu hai un problema al computer, e il problema lo troverai facilmente, guardando nello spazio fra lo schienale della sedia e il monitor che stai guardando ora.
Per risolvere il problema è semplice, vedi le manine? Quelle appendici con 10 tentacoli, 5 dei quali raccolti attorno a un topo elettronico. si, quelle. Corri al pronto soccorso e chiedi un’amputazione d’urgenza causa cancrena.
Non hanno trovato cancrena? Oh, mi spiace. Allora il problema è più grave, magari se esiste un altro mondo ci vediamo là, eh, che dici, ti piace l’idea?
io guadagno per la passione che ho nel farlo, non lo faccio mica per i soldi, cosa credi, per chi mi hai preso, eh
(è nata così, pensando ai Litfiba, che tornano, forse, bah)
Post inutile, solo per ricordarmi, fra qualche tempo che questa è stata, sta essendo e sarà fino alla fine e oltre… una settimana di merda!!!
Gente allegra il ciel l’aiuta… e sticazzi.
quando diceva:
Più le cose cambiano e più restano le stesse.
Ma che rabbia illudersi che non ci sia del marcio in Danimarca stavolta, che le tue parole non verranno sventrate dalla lama di uno stolto che non distingue il legno che taglia dal ceppo su cui poggia.
Grande il desiderio di fuggire, che il pensiero di respirare la stessa aria che esce dai polmoni dell’imbecille mi fa sentire come avvolto da un pigiama di merda.
Ma non vi è luogo dove l’imbecille non dimori, dove sua madre non partorisca, dove il suo sterco non fiorisca, talmente azotato da impedire ogni vita, seppur vegetale, vita.
Nello spazio nessuno può sentirti urlare e le citazioni dai film mi consolano sempre un po’… ma questo senso di ribrezzo non mi abbandonerà presto
Ma poi i giapponesi lo sapranno che in italia è stato fatto il telefilm di “Kiss me Licia”? E se lo sanno, fingono indifferenza o provano malsani desideri su Cristina D’Avena?
No che io su una cosa così non ci dormo la notte…