…se poi non c’hai il fisico…

Per noi italiani viaggiare è sempre un po’ un problema. Non tanto per la tendenza a non capire nessuna lingua straniera, nè  per la patologia genetica che ci impedisce di lasciare mance, e nemmeno a causa del nostro burrascoso passato (sto pensando all’onorevole Cicciolina…). Il fatto è che all’estero, ed è cosa rinomata, si mangia di schifo!

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…sempre contenti per chi torna…

Aotearoa è terra di pionieri e d’avventura.
Pertanto, se in un 14 luglio qualunque imboccando un dolce sentiero nel bosco ne vedete spuntare due ragazzoni biondi, armati di machete, circondati da cani e con uno strano zainetto sulle spalle… wait! quello zaino sta sanguinando!… ehmm, è comunque un modo come un altro per portare un cinghiale…
Beh, se imboccate quel sentiero per le cascate del Whangamata river, non pensate di trovarvi i chioschi dei gelatai! Read More

…si torna a casa…

Ce ne stavamo dimenticando, ma il tempo scorre anche nell’emisfero Sud (e l’acqua gira dalla parte sbagliata giu’ dallo scarico, l’ho appurato personalmente!).
Un giorno dopo l’altro, siamo giunti alla fine del nostro viaggio di nozze un po’ piu’ negretti e con gli occhi saturi di immagini (e le arterie un po’ sature di trigliceridi…).
Dato che tra poco piu’ di 20 minuti ci aspetta una nave per portarci all’aereo che ci portera’ ad un altro aereo che ci portera’ ad un altro aereo che ci portera’ a casa (e sticazzi non glielo vogliamo mettere?) non avro’ il tempo di pubblicare il post sull’escursione alle cascate del fiume Wangamata.
Spero di ritrovare a Los Angeles (LAX per gli amici) l’hotspot gratuito cosi’ da potere postare.
Per ora quindi maruru (alcune traduzioni nelle prossime puntate NDT) a tutti quelli che ci hanno accompagnato col pensiero in questo viaggio, ci riabbracceremo presto! Iaoranaaaaa!

…in the bush-lands…

Il 13 luglio abbiamo poco tempo, vogliamo vedere piu’ cose possibili, la macchina consuma poco (e va di conseguenza, ma tanto piu’ dei 100 non si puo’ fare)… insomma ancora una volta per andare a Sud abbiamo deciso di tagliare a Ovest. Vi assicuro, ad ogni buon conto, che ogni deviazione in Nuova Zelanda non vi lascia mai insoddisfatti, il paesaggio cambia di continuo e vi fa pensare di aver fatto il giro del mondo in poche centinaia di kilometri. Read More

…in the Bay of Islands…

il 12 luglio dell’Anno del Signore 2007, Paihia che ci aveva accolti a secchiate ci ha svegliato con un bel sole che aveva anche voglia di scaldare un po’.
Una rapida scorsa alla guida ci fa decidere che la cosa assolutamente da vedere e’ la cittadina di Russel, poco distante e’ vero, ma se tagliate attraverso la Bay of Islands. Le numerose indicazioni neozelandesi non lasciano dubbi: c’e’ un comodo ferryboat che trasporta di continuo cose, animali e persone da Paihia a Russel e viceversa.

Ma si sa, noi italiani siamo un po’ tirchi e dalla cartina stradale sembra che con una leggera deviazione si possa raggiungere Russel anche via strada. Ed allora via, una controllatina all’equipaggiamento e si parte.
Mezz’ora dopo siamo accostati sul ciglio della strada (questa volta stabile ed in piano) a guardare meglio la cartina.
Come vi dicevo la volta scorsa, ai Kiwi non piace vedere gente ferma, sono sempre indaffarati e devono pensare di conseguenza che se qualcuno e’ fermo a leggere debba avere per forza dei problemi che necessitano di una mano in piu’ per essere risolti. La maggior parte delle volte hanno ragione.

Dunque mentre siamo intenti ad orientare la cartina tenendo presente che il sole qui gira stranamente a Nord, veniamo accostati da un ragazzotto biondo con fuoristrada che ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto, in quanto gli sembriamo “Lost”. Io cerco di spiegargli che non faccio parte del cast del noto telefilm (visto il mio english probabilmente ha capito veramente cosi’) e che stiamo cercando la strada per Russel. Biondino ci dice che e’ facile, basta andare dritti e si arriva al traghetto. Arridaje con sto traghetto! No biondo, secondo me se vado a destra li dovrei arrivare a Russel. Non ho interpretato bene la sua espressione facciale ma ricordo qualche parola come “don’t go to the right! go away for the ferry!”. Visto che la conversazione si svolgeva fra me ed il biondo mentre Fede era chiusa in macchina mi e’ stato piuttosto facile minimizzare al mio ritorno: “non so perche’ ma non vuole che andiamo a destra, credo insista per il traghetto, ma a noi che ce frega?”. Mia moglie ha giustamente supportato il marito nella decisione ed ha anche chiuso il New Zealand Herald che parlava di noiosi danni causati da una delle tempeste piu’ grosse abbattutesi su Aotearoa (la Nuova zelanda in Maori NDR).

Qui serve una digressione; dovete sapere che in NZ, tolta Auckland ed un altro paio di grossi agglomerati urbani, non ci sono poi molte strade e le poche che ci sono sono in genere ben tenute, almeno nell’isola Nord a quanto dicono gli indigeni. Pertanto i laboriosi Kiwi non ci mettono molto a pulire le strade asfaltate dopo una tempesta. Ecco, il problema e’ che sono persone molto pratiche per cui se hanno un ferryboat che unisce due citta’ non e’ che gli freghi molto di asfaltare anche la strada che le unisce. Ed e’ stato per questo che nella mattina del 12 luglio ci siamo trovati in mezzo alla giungla di felci e kauri con una scatola coerana gia’ fortemente provata dal giorno precedente.

La voglia di fare tante bellissime foto al paesaggio selvaggio era forte ma una qualche vocina nella testa insisteva, chissa’ perche’, sul non fermare l’auto. In realta’ una sosta l’abbiamo fatta, ma era per una buona causa: una ruspa stava gentilmente togliendo dalla strada un albero sradicato dal vento.  Ad ogni modo in un comodo paio d’ore d’auto siamo arrivati anche a Russel, cittadina storica, pittoresca e dalle gradevoli tinte pastello; un posto eccezionale per sfangare la pensione. Incantati a guardare ogni angolo della cittadina siamo effettivamente rimasti un po’ perplessi nel vedere una FIAT Tipo color canna di fucile parcheggiata di fronte ad un bar, forse il Tauro ci aveva preceduti? Forse non lo sapremo mai, e magari non e’ nemmeno importante.

Terminata la visita, un rapido sguardo fra moglie e marito ha messo in chiaro che saremmo tornati usando il traghetto: tempo totale del ritorno 15 minuti e BEN 6 EURO per 1 auto e 2 persone! An-vedi a seguire i consigli? Grazie al ritorno lampo abbiamo fatto in tempo a vedere ancora un sacco di cose belle a Paihia, spero che le foto che pubblichero’ in futuro rendano piu’ delle parole. Una nota pero’ la merita un particolare con un’ulteriore parentesi; in NZ esistono solo 2 limiti di velocita’ 50 kmh nei centri urbani e 100 kmh fuori, anche nelle poche e gratuite autostrade, che i kiwi chiamano Motorway e sono poi poco piu’ che grosse tangenziali. Il pragmatismo neozelandese e’ tale che vi potrebbe capitare, come e’ successo a noi, di trovare una strada asfaltata che ad un certo punto diventa sterrata, ma li ci sara’ anche un cartello per ricordarvi che ora, visto che e’ finito il centro urbano, potete anche fare i 100 all’ora! Beh insomma, una regola e’ una regola eccheminna.
Buona notte Paihia, domani dopo uova e pancetta dovremmo andare a Wangamata, piuttosto distante e’ vero ma forse con una “leggera” deviazione per vedere il kauri piu’ tosto di sempre… ma se sto scrivendo sapete gia’ che l’abbiamo sfangata anche a ‘sto giro, non sapete come pero’. A presto con nuove avventure ed anche un ford ; – )

Qui Taha’a chiudo.

…anche le tempeste chiedono il conto…

ok 11 luglio, ok non ha smesso di piovere, ok che qui si gira a sinistra ma per la miseria, ad un tizio che viene dalla parte del mondo dove si guida dal lato giusto, un’auto con il cambio automatico non gliela vogliamo dare?!? No eh?
Vabbe’, con qualche grattatina (al cambio, maliziosi) io e Fede si parte, destinazione Paihia, estremo Nord dell’isola Nord. E si, insomma, dovrebbe far caldo, qui siamo nell’emisfero Sud.

E forse per il traffico di Auckland, forse per il girare a sinistra, forse perche’ Fede non sa leggere le cartine, ci ritroviamo sparati sulla panoramica highway direzione… Ovest! Fortunatamente qua tutte le strade difficilmente portano a Roma e con qualche peripezia riusciamo a puntare il muso dell’auto nel verso giusto ed a rimanere incantati dal paesaggio. La fama della Nuova Zelanda e’ meritata e vi assicuro che ad ogni curva vorreste fermarvi a rimirare il paesaggio, sospirare e scattare qualche foto memorabile. Ed io, tronfio turista eurognegno, non mi preoccupo troppo del fatto che sulla guida Lonely Planet ci sia scritto “ogni giorno e’ un’avventura in New Zealand”, io voglio fare delle belle foto ed io per la paletta mi voglio fermare e lo faro’. Proprio li’ sul ciglio della strada, che non mi sembra granche’ solido quindi meglio spingere l’auto un po’ piu’ giu’, sssi ancora un pochino ed e’ fatta…ok, perfetto, e’ ufficiale, a 3 ore dal noleggio della nuovissima e poco gommata scatoletta di tonno coreana siamo riusciti ad impantanare l’auto in un fosso!

Ora non so voi al mio posto, ma io al vostro posto a 30 ore d’aereo da casa e con grosse difficolta’ di linguaggio perderei la lucidita’ mentale trovandomi con un’auto infossata e per di piu’ piove. E difatti io sono schizzato di brutto, per fortuna che c’era Federica a calmarmi con un po’ di catalessi sul genere “non sta accadendo realmente”. Ma easy! Vi trovate nella terra dei Kiwi e qui non si fa in tempo a gridare “porca paletta sporca siamo totalmente fottuti” che si presenta un villico con pick-up e gancio traino a tirarvi fuori dalle pesche e dal fango.

A quel punto consci di vivere in una terra di sheep ed angeli custodi il resto del viaggio e’ stato un po’ lungo ma piuttosto piacevole. Gli occasionali alberi sradicati sulla strada e campi allagati non ci hanno preoccupato piu’ di tanto, peccato per le foto che, con la pioggia, non credo renderanno granche’ (ecco veramente, mi aspettavo di meglio dal celeberrimo “Nord senza inverno” della Nuova Zelanda…). Visto che si e’ fatto tardi (e se non torno in camera credo mia moglie potrebbe prendersela) se volete sapere perche’ il New Zealand Herald titolava “AFTER THE STORM: THE BILL” vi rimando alla prossima puntata di NZ-Story. Good morning Italy.

…under the rain…

…e con la mente sono di nuovo al 10 luglio, o giu’ di li’ a seconda del punto nello spazio da cui si guarda il mondo.
Auckland ci ha accolti con un bel temparino che un avventore del pub O’Conner ha definito cosi’, scuotendo l’impermeabile: “bohff, seems to live in London”.
La cosa e’ stata confermata anche dal gestore del locale che alla mia domanda sgrammaticata: “what about the weather in this week?”
mi ha risposto sogghignando cosi’: “bohf, terrible. But this is New Zealand!”… come a dire benvenuti… ok, fish and chips e ci pensiamo domani va.

…nel mezzo del viaggio di nozze ci ritrovammo etc…

Dunque, dove eravamo rimasti?
..ah gia’.. piu’ o meno sapete che siamo vivi e chi ha ricevuto le cartoline sa poco di piu’.
Beh ora vi sto scrivendo, putroppo, non piu’ dalla terra degli All Blacks, bensi’ dalla ridente Polinesia, precisamente dal Motu dell’isola di Taha’a.
Qui si sta bene, serviti e riveriti ok. Ma con i Kiwi era un’altra storia…
Una storia che pur con un sacco di casini, e forse anche grazie a quelli, si e’ piantata un bel po’ in fondo al cuore.
L’avventura sta ora per finire (ma a dire il vero per me e Fede insieme e’ appena appena iniziata) e nella mente e’ tutto un frullo.
Dovrei far sedimentare un po’ ma e’ bene anche fissare subito sui bit alcuni flash finchè le luci dello spettacolo non si sono ancora spente.
E dunque guardiamo indietro di qualche giorno e passiamo al prossimo post…

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