…di soffitti intonacati…

Voi non potete capire quanto sia esigente il mio soffitto.
Mi è impossibile pensare di avere un animale domestico, quando devo riservare ad esso così tante attenzioni ed energie.
Necessita di essere osservato, senza mai distogliere lo sguardo, per interi fine settimana!
Come se non peggio di un cucciolo, appena ci si distrae e lo si abbandona a se stesso per un attimo, si mette a giocare con i fili dei pensieri: li tira, li strappa, li mischia e li attorciglia.
E quanto lavoro poi per risistemare tutto, su quella grossa tela intonacata di bianco.
Certe volte penso: “Ma chi me lo fa fare?!?”
Allora spengo la luce, ignoro i suoi sussurri o quello strano rumore di pallina che rotola che fa, per attirare la mia attenzione, e tento di dormire e recuperare un po’ di energie per uscire.
Poi però mi faccio sempre intenerire, esso così sempre disponibile a tutte le mie fantasie, così bravo ad ascoltare dall’alto ma senza imporre la sua presenza.
Prima o poi mi risponderà, lo so, e quel giorno saprò che saremo cresciuti entrambi, entrambi in grado di esistere da soli.

Il Piano B.

La polizia accorse, chiamata dalla donna che avrebbe dovuto fare le pulizie.
Era piuttosto chiaro perchè non le avesse fatte infine.
L’uomo giaceva steso sul letto, i piedi scalzi verso la porta d’ingresso, la camicia aperta sul petto. La testa, rivolta a guardare la finestra aperta, poggiava su un cuscino un tempo candido, ora più simile alla bandiera del Sol Levante. Gli occhi aperti sembravano apprezzare la vista, molto oltre l’orizzonte.
La mano destra pendeva, riversa oltre il bordo, la pistola, un modello affidabile, ancora appesa alle dita inermi.
Sul comodino, fermato da un posacenere pieno di ordinati mozziconi, si notava il biglietto.
L’ufficiale di polizia lo sfilò con cura e lo lesse:
«Vi ho fregati! Non c’era nessun piano B.»

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