Allora io posso anche arrivare a capire l’insana passione per i cerchi in lega e i vetri oscurati su ogni mezzo dotato di quattro o più ruote.
Posso pure accettare che, per sentirsi sicuri, ogni luogo pseudo-civilizzato in città sia circondato da muri di cinta, filo spinato e rete elettrificata.
Posso assurdamente convivere anche con parchi pubblici che chiudono alle quattro e mezza di pomeriggio.
Ma che un ristorante cinese sia gestito interamente da Venezolanos, privo di bacchette, di birra cinese, di spaghetti di soia, è una cosa che mi manda completamente ai matti!!
Signori cinesi, a noi in italia ci avete ampiamente conquistato, cosa aspettiamo a fare un passaggino pure in Sud America? E’ qui da tempo immemore, in attesa di un po’ di sana civilizzazione orientale, vogliamo proprio lasciare che tutti questi poveracci crepino pensando che buttare cevolla y cerdo su dei noodles sia mangiar cinese?
Ecchccazzo cina… mi caschi sul Venezuela mi caschi…
Purtroppo questa è una immagine molto rappresentativa di Caracas, nonostante l’autista del mezzo da cui l’ho scattata si sia affrettato a specificare: Esto no es Caracas. Esto es la poverdad.
Mentre il fuoristrada dai vetri oscurati accelerava sull’autopista, non ho potuto fare a meno di pensare che no, no caro amico, non te ne puoi lavare le mani così, questa è Caracas, questo è il Venezuela, questa è la tua gente.
E forse anch’io non posso ignorare la mia parte di resposabilità, in quanto cittadino di questo pianeta. Forse il Venezuela è ricco fra i paesi poveri, ma di certo non se la passa bene.
E se è ridotto così è anche a causa di chi nel mondo poteva fare e non ha fatto, di chi ha sempre pensato che ciò che non gli appartiene, non gli è vicino, non lo può vedere, allora non lo riguarda, non è affar suo, non deve crucciarsene.
E’ importante quindi “vedere” e “far vedere”, perchè qui si è andati oltre, tutto questo è ben visibile eppure tutte queste persone sono fantasmi invisibili sotto agli occhi di tutti.
Oltre l’orizzonte c’è una libertà irraggiungibile, in quanto incomprensibile a chi, nato nel cemento, di esso ha appreso la comprensione della vita: resistere alle intemperie il più a lungo possibile, non c’è nessun dove se non qui e ora.
Questa è la sua forza, questa è la sua morte.
Se i manichini delle boutique hanno tette che neanche Pamela Anderson
Se è possibile sbiancarsi i denti in un chiosco nella hall di un centro commerciale, con la gente che ti passa a fianco
Se per l’elezione di Miss Mondo c’è più tifo che per il Mundial de Futbol
Se l’assicurazione sanitaria di un dipendente medio copre il dentista e gli interventi di chirurgia estetica ma poi a casa ti mancano luce e acqua
Come possiamo poi immaginare un futuro di progresso e giustizia che non sembri piuttosto un carrozzone di ballerine prigionere in casa loro?
La consecutio logica testè enunciata è piuttosto tirata ma credo che la provocazione renda l’idea. E se leggendo tutto questo state pensando al Venezuela allora date un’occhiata qui:
Te le pago io!!
Grazie a Catastrofe per il link
Se nel vassoio è rimasto un bel pezzettone di coniglio, tutto sugoso, che ti fa pensare a quanto sono gentili i tuoi commensali a lasciarti il pezzo migliore, beh insomma tieni presente che molto probabilmente è la testa del suddetto Bunny.
E comunque le guance non sono male.
nonostante il costante rumore di motori e condizionatori che ti avvolgono comodi come un sedile ryanair, trasmettendoti la stessa sicurezza.
nonostante le abitazioni avvolte da inferriate, muri di cinta alti quattro metri e filo spinato elettrificato, che emettono empaticamente la gioia di essere ricchi e goderseli ampiamente, i soldi.
nonostante ci sia tanta gasolina e tanto cemento ma poco di tutto il resto.
beh nonostante tutto questo pare che sia possibile vivere a Caracas, quantomeno nelle parti lontane dalle baraccopoli. Il che naturalmente è l’ennesima prova dell’incredibilmente stupida capacità di adattamento dell’essere umano.
Però fin’ora m’è riuscito di scorgere solo 2 bambini, e prendevano a calci un pallone sgonfio. Nella mia fantasia la loro fantasia è guardare il alto il cielo, attraverso le sbarre, le palme, lo smog e immaginare un mondo più bello dell’unico che conoscono.
Perchè, poi se volete ne parliamo, ma se conoscete un mondo migliore, chi ve lo fa fare di continuare a vivere in quello che fa schifo?
Ecco io per esempio sto scoprendo che le soddisfazioni, anche se arrivano a 13 ore d’aereo da casa, ti fanno lavorare fino a tarda notte, ti fanno venire voglia di scrivere, ti fanno venire voglia di averne ancora. Ora, consapevole di questo, come sarà tornare a casa?
Che sarebbe il delta di variabilità del tempo di percorrenza casa-lavoro per un ipotetico abitante di Caracas, a detto di lui medesimo.
Come può un tragitto di 5 kilometri rivelarsi un inferno? semplice, metti 15 milioni di persone ad abitare una città quasi totalmente priva di tombini e aspetta che piova!
Che qui bisognerebbe rivedere la definizione di diluvio. Bastano 3 goccioloni pseudo tropical-monsonici per trasformare le già abbastanza intricate calle in torrenti in piena. Aggiungi un pizzico di zero semafori, zero uso delle frecce e utilizzo fantasioso del senso di marcia che, in teoria, è destroso e ottieni in una provetta di cemento l’embrione della madre di tutti gli ingorghi.
Evidentemente però, forse proprio grazie a decine di generazioni cresciute nell’incertezza sull’ora di rientro, il sudamericano medio ha sviluppato anticorpi genetici al nervosismo da traffico: i clacson suonano ma stancamente, più come passatempo che come sprone al testina di vitello davanti; il primo che infila il muso in un incrocio è solitamente lasciato passare indipendentemente dalla segnaletica, comunque pressocchè inesistente; e m’è pure capitato di vedere giocolieri destreggiarsi con le clavette sulle strisce pedonali.
Convivere anche solo poche ore con persone così rilassate fa davvero pensare al senso della vita. E comunque, sia detto senza offesa, voi milanesi non avete mai capito un cazzo. (c’entra niente lo so, ma è da una vita che lo volevo dire)
tocco per la prima volta il suolo sudamericano
più precisamente a Caraca, senza la esse, da queste parti usa così
la prima impressione è duale fisicamente e visivamente, bianchi e neri, caldo e freddo, verde e cemento, case e montagne, strade e case
milioni di persone e io ho il culo di non trovare fila nei 40 km di autostrada fra l’aeroporto e l’albergo;
sarà un segno? ci penso poi, ora rintronato dal jet lag sto facendo una fatica dell’eva a scrivere e mi riesce di pensare solo al caldo umido e all’aria condizionata… caldofreddocaldofreddocaldofreddo… peggio che a Los Angeles
e lascia pure, tanto col tempo come col salumiere non si ragiona.
tu cerchi sempre di essere preciso, ci sono giorni in cui vuoi il pezzo in offerta e altri in cui vuoi strafare e straviziarti con quello di colonnata, ma di norma vorresti poter scegliere quanto averne
e invece non puoi mai esser certo di quanto grasso finisce sul piatto della bilancia, nè se la bilancia dice il vero
non so dire se il tempo possa essere considerato un salumiere disonesto, sicuramente è implacabile
accidenti come affetta bene, sottile il dolce prosciutto dell’infanzia, poi più spesso e a rapidissime fette ovali il salame degli anni migliori
quando sei pronto per la coppa di testa lui sa bene che la precisa affettatrice si rovinerebbe e passa al coltellaccio
ma quanto sono gustose anche quelle grosse fette irregolari che si sfaldano solo a guardarle…
il tempo taglia spessori infinitesimi tendenti ad un prospettico infinito, senza sosta consuma una scorta interminabile di maiali di ogni forma e qualità
non posso affermare di aver mangiato 35 anni sempre DOP ma ricordo bene che i giorni migliori sono stati quelli consumati in compagnia, che le mie parti migliori sono state insaporite dalla spezia dei buoni amici
per cui grazie a tutti voi che vi siete ricordati di me, magari significa che almeno una fetta di quel porco che sono l’avete gradita
farò del mio meglio per stagionare quel che resta, che chi ne assaggerà la fine non ne rimanga deluso
- ora serviamo il numero 42… quarantadue? quarantadue?!
- eccomi, mi scusi, un etto e mezzo di fettine di culo, tagliate sottili grazie
- altro?
…..altro
ti odio quando non rispetti la fila
ti odio quando sei prepotente
ti odio quando pensi di avere la verità in tasca
ti odio quando non mi rispetti
quando consapevolmente o meno fai male alle persone che amo
quando giudichi
quando offendi
ti odio quando sei il più furbo
ti odio quando sei violento
ti odio quando sei stupido, ignorante, ottuso
ti odio quando ti rifiuti di capire
quando ti rifiuti di imparare cose nuove
quando rimani arroccato nelle tue idee
quando non rispetti le mie idee
ti odio quando mi costringi
ti odio quando vuoi che sia come vuoi tu
ti odio quando solo tu sei su e tutti gli altri sotto
se ti riconosci in questa descrizione stanne certo: ti odio.
ti odio sommamente e assolutissimamente
e sopra ogni altra cosa ti odio per farmi provare questo odio che mi consuma
ti odio per il desiderio che ho di stringerti la gola e farti tacere per sempre
ma sono un vile e l’avrai vinta anche ‘stavolta
sono un vile e ti odio per avermelo fatto capire